

Un’infanzia nel bosco dove crescere bambini curiosi e felici, immersi nella natura.
Pachamama, che significa Terra Madre, è nato nel settembre 2019 dall’incontro di un gruppo di famiglie ed educatrici che avevano il desiderio di creare un percorso educativo che mettesse al centro i bisogni naturali dei bambini e il contatto libero con la natura visto come ambiente privilegiato di crescita.
Il nostro orizzonte pedagogico si basa sulle buone pratiche dell’Outdoor Education e in particolare sulla Pedagogia del Bosco.
I valori che guidano il progetto
Un Ambiente di Crescita Libero e Autentico
Il cuore del progetto Pachamama è il riconoscimento del ruolo privilegiato della natura come guida-madre che racchiude il Vivente e il Selvatico e prediletta insegnante di vita per la crescita di bambini e bambine.
Nel bosco ogni elemento diventa maestro: un ramo caduto, il suono dell’acqua, la terra sotto i piedi — tutto parla a chi sa ancora ascoltare con il corpo prima che con la mente.
Pachamama crede che i bambini non abbiano bisogno di essere riempiti di conoscenze, ma di spazi liberi dove la loro naturale curiosità possa fiorire senza essere interrotta.


Il Bambino Competente e Unico
Il bambino è visto come un individuo competente e unico, che deve essere lasciato libero di muoversi e di esprimersi, poiché in questa libertà fa esperienze fondative capaci di mettere le basi per una crescita autentica.
Ogni bambino porta con sé un modo tutto suo di guardare il mondo, di stupirsi, di scoprire — e questo sguardo originale merita di essere custodito, non corretto.
Il nostro ruolo non è guidare, ma accompagnare: stare accanto con rispetto e fiducia, sostenendolo nelle sue curiosità e supportandolo nel riconoscere i propri bisogni.
La Natura come Aula Aperta
La natura, intesa come ambiente privilegiato di crescita, è un luogo di esplorazione che stimola la curiosità, la meraviglia, l’immaginazione e lo sviluppo dei cinque sensi. Gli elementi e i contesti naturali sono ottimi alleati per sperimentare diverse modalità di apprendimento.
Nel bosco non esistono banchi né cattedre: ogni sasso, ogni foglia, ogni ruscello è una domanda aperta che invita il bambino a cercare la propria risposta, con le mani, con gli occhi, con tutto il corpo.
A differenza di un’aula tradizionale, la natura cambia ogni giorno — offre sorprese, imprevisti e bellezza inattesa — insegnando ai bambini che il mondo è vivo, in continuo movimento e sempre degno di meraviglia.


L’Apprendimento tramite l’Esperienza Diretta
L’apprendimento e l’esperienza sono tutt’uno. L’esperienza diretta e sensoriale è il terreno unico per interiorizzare competenze e conoscenze che diventano costitutive.
Non si impara davvero leggendo dell’acqua — si impara mettendo le mani nel ruscello, sentendo la corrente, perdendosi nel suono e nella freschezza di ciò che si tocca.
Ciò che un bambino vive con il corpo non dimentica: si deposita in profondità, diventa parte di sé, e diventa la radice solida da cui crescerà tutto il resto.
Il Gioco Spontaneo
Come motore dell’apprendimento e strumento di crescita, è l’attivatore quotidiano di sperimentazioni, scoperte, conoscenze di sé, degli altri e dell’ambiente.
Quando un bambino gioca liberamente non sta semplicemente passando il tempo — sta costruendo il proprio modo di stare al mondo, pezzo dopo pezzo, scoperta dopo scoperta.
Il gioco spontaneo non ha bisogno di essere organizzato né spiegato: ha bisogno solo di spazio, tempo e della fiducia degli adulti che sanno riconoscerne il profondo valore educativo.


L’Adulto Come Accompagnatore/Osservatore
L’adulto è una figura di riferimento e una base sicura, che ha il compito di osservare e accompagnare, senza interferire, per sostenere la motivazione intrinseca del bambino. L’adulto è un compagno di viaggio che condivide le sue passioni, è di esempio, è osservatore attento per portare proposte (rilanci) attenti ai reali bisogni dei bambini.
Osservare senza intervenire è forse il gesto più difficile e più prezioso che un adulto possa fare: richiede fiducia, pazienza e la capacità di resistere all’impulso di correggere, aiutare, dirigere.
L’adulto che sa stare un passo indietro non è assente — è presente in modo più profondo: custodisce lo spazio, protegge la libertà e resta disponibile nel momento in cui il bambino sceglie di averne bisogno.
La Cura nelle Relazioni
Attraverso la co-regolazione emotiva e la costruzione di legami autentici, gli adulti accompagnano i bambini nel conoscere le proprie emozioni e saperle esprimere.
Un bambino impara a stare con le proprie emozioni guardando come l’adulto sta con le sue — la relazione è lo specchio più potente che esista, prima ancora di qualsiasi parola o insegnamento.
Prendersi cura delle relazioni significa creare ogni giorno un luogo sicuro dove ogni emozione — la gioia come la rabbia, la paura come la tristezza — possa essere accolta, nominata e trasformata senza giudizio.


Educazione al Rischio
I bambini hanno la possibilità di sperimentare i propri limiti e quelli del mondo. Il rischio e non il pericolo, è visto come possibilità di crescita per permettere di vivere il “gioco profondo”.
Arrampicarsi su un albero, attraversare un ruscello, usare un coltellino — sono gesti che insegnano al bambino a valutare, decidere e fidarsi di sé, costruendo quella sicurezza interiore che nessuna aula protetta potrà mai dare.
Un bambino che ha imparato a gestire il rischio oggi, sarà un adulto capace di affrontare l’incertezza domani — perché la resilienza non si insegna a parole, si conquista un’esperienza alla volta.
Gestione del Conflitto
Il gruppo-comunità dei bambini è un luogo dove sperimentare la coesione, la condivisione, la solidarietà e il conflitto. Litigare è visto come una tappa fisiologica dello sviluppo relazionale e un’opportunità di crescita, dove i bambini imparano a negoziare e a gestire i contrasti in modo costruttivo e rispettoso.
Il conflitto non è un problema da eliminare ma una palestra naturale dove il bambino scopre che l’altro esiste, ha bisogni diversi dai suoi e che trovare un accordo è possibile — e spesso più soddisfacente del vincere.
Un bambino che ha imparato a litigare bene — a esprimere il proprio punto di vista, ad ascoltare quello dell’altro e a trovare una via di mezzo — porta con sé una delle competenze più preziose per la vita: la capacità di stare in relazione anche quando è difficile.


Comunicazione Non Violenta
Il modo di parlare ai bambini è basato sulla CNV, la comunicazione non violenta che fa riferimento alla capacità di mettere i bambini in contatto con i loro reali bisogni, sia quando si esprimono tra di loro, sia quando sono gli adulti a parlare con loro.
Parlare senza violenza non significa parlare senza forza — significa scegliere parole che aprono invece di chiudere, che accolgono invece di giudicare, che costruiscono ponti invece di muri.
Quando un adulto impara a dire “vedo che sei arrabbiato, di cosa hai bisogno?” invece di “smettila di fare così”, insegna al bambino che ogni emozione ha una radice, ogni comportamento nasconde un bisogno e che esprimersi con rispetto è possibile — sempre.
La Comunità Educante
Pachamama si fonda sull’idea di Comunità Educante. Come recita un detto africano, “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”.
In questo villaggio ogni adulto è educatore, ogni relazione è occasione di apprendimento, ogni momento condiviso — una merenda, una passeggiata nel bosco, una lite risolta insieme — diventa mattone di una crescita collettiva e autentica.
Pachamama non è solo un progetto per bambini: è uno spazio in cui famiglie, educatori e comunità si incontrano, si conoscono e crescono insieme, riscoprendo che educare è un atto profondamente collettivo e che nessuno lo fa davvero da solo.


Partecipazione Attiva dei Genitori
I genitori sono parte attiva nella quotidianità del progetto. Ogni famiglia, dopo un percorso di formazione, è invitata a partecipare al progetto, con i propri tempi e spazi.
Essere genitore a Pachamama non significa solo accompagnare e riprendere il proprio figlio — significa entrare in un processo di crescita condiviso, dove si impara insieme a osservare, a rallentare e a meravigliarsi di nuovo attraverso gli occhi dei propri bambini.
La partecipazione delle famiglie non è un obbligo ma un invito: l’invito a riscoprire che educare un figlio è anche un’occasione preziosa per conoscere meglio se stessi, le proprie radici e il proprio modo di stare nel mondo.
Il Campo Base
È una sintesi perfetta tra antropico e selvatico, dotato di una “Casa” con la zona del fuoco, la cucina del fango, l’area creativa e la falegnameria.
Ogni angolo del campo base è pensato per rispondere a un bisogno autentico del bambino: il fuoco chiama la meraviglia e il rispetto, il fango invita le mani a creare, il legno insegna la pazienza e la precisione, lo spazio creativo libera ciò che le parole non riescono ancora a dire.
Il campo base non è solo un luogo fisico — è il cuore pulsante del progetto, lo spazio dove il selvatico e il domestico si incontrano e dove ogni bambino impara che si può essere al tempo stesso liberi e al sicuro.

PER CHI:
per bambini e bambine dai 3 ai 6 anni
DOVE:
campo base attrezzato di Olera, frazione di Alzano Lombardo, all’inizio della Val Seriana, 5 minuti di macchina da Alzano centro.
QUANDO:
da settembre a giugno






























